L’artista

Nato a Verona, si trasferisce a Milano negli Anni 90, città in cui si sposa con Patrizia. Svolge il suo lavoro principalmente tra Milano e Vicenza, città natale dei suoi genitori.

Le opere di GianFacco sono molte e la produzionIMG_4136e consente una visione panoramica di ciò che l’artista vuole esprimere. Si tratta di opere relative relativamente recenti che riflettono in modo estremamente appropriato il ruolo di cambiamento che l’anima sensibile effettua quando ogni materialismo diventa fragile ed inutile. Il vissuto di GianFacco transita infatti dal mondo pressante della quotidianità lavorativa a quello della liberatoria attività  espressiva. I due mondi si dibattono ancora contrapposti e dunque la pittura è sintomo di espressione di libertà, di svago, di attenzione alle realtà circoscritte, dai momenti lontani a quelli immersi nella quotidianità del lavoro, lavoro che diventa alternativa e pittura che diventa alternante.
GianFacco dipinge in modo spontaneo e la sua espressione è radicata nel recupero di ricordi scolastici, quali l’uso della tela senza preparazione di fondo, dell’uso del colore ad olio puro, della chiarezza del segno dipinto che dalla grande stesura raggiunge le sottigliezze di una grafia dettagliata e ricca di particolari.
Si tratta quindi nell’insieme di opere che scaturiscono da un mondo interiore fiabesco, sognato nella irrealtà, che diventa reale sulla tela. GianFacco propone un pensiero simbolico che afferra lo spettatore, che lo costringe a guardare, a vedere e a meditare sugli effetti di una verità che si nasconde. Il percorso è attivato ma è come un viaggio nel tempo futuro e nelle opere risente della malinconia di
fondo, della nostalgia di momenti passati e quindi i dipinti diventano retrospettivi e cercano di sciogliere enigmi, di proporre nuove soluzioni. Così compaiono tele pervase dalla simbologia di numeri che passano come annate di tempi utili o inutili, di compleanni, di ricorrenze, e scorrono come scritti sui muri o sui display degli IPAD. Presenta episodi delle feste di gruppo natalizie, dei balli nei quali si percepiscono sulla tela le musiche agitate, come le pennellate sparse. Poi in altre tele le case, i giochi, i doni, le foto dei bambini, i momenti di incontro, sono come elementi che si sovrappongono e compaiono come piccoli pannelli in un’unica opera, come di patchwork.
Pittoricamente le opere sembrano riproporre una sorta di espressionismo simbolico in cui si riconoscono analogie con Nolde, con Ensor e persino con Munch, e con Kandisky per la medesima inquietudine che muoveva dallo sfaldamento delle certezze materiali, delle basi economiche dalla disgregazione sociale dei valori interpersonali, per cui l’uomo diventa suo malgrado una maschera di se stesso. Si affacciano così alla rassegna i volti blu, come i clown tristi o ambigue coppie di volti rossi e dai capelli verdi, a volte con tratti scontrosi e raramente felici, fino a quelli estremamente rassegnati ed affranti. Ma i dipinti superano il momento di disagio e sono come una retrospettiva che si lascia alle spalle episodi già transitati, che quindi appaiono come il commento a situazioni passate, come i sigilli di momenti di gioia o tristezza che non ritorneranno uguali. Ed ecco affiora il volto di donna appena accennato e sorridente dietro ad un vaso di vetro trasparente che sembra come di pittura compendiaria pompeiana.
La pittura è gradevole, positiva, variopinta ed accesa; a volte esalta momenti di felicità che appaiono protesi alla visione della eternità della natura cosmica, così come l’anima che tende alla realtà visiva della creazione. Il mare è dipinto nel notturno del riverbero lunare con le onde alte che si allontanano e tutto diventa onirico e blu, nel blu. Il sole diventa come un globo eclissato dalla luna oppure roteante, come un occhio dilatato che guarda l’universo.
I colori sulle tele sono vivi e balzano dal fondo con molto equilibrio di spazio, toni di misure, tanto che nessuna opera, grande o piccola che sia, si può dire non ben composta. Anche i paesaggi sono evocativi ed in questi si riconosce la capacità di intendere la profondità dello spazio nel retaggio di una prospettiva a quinte ben misurate ove le casette si posano sulle spianate verdi delle montagne o sul fondo del campo di grano con i dettagli delle piccole finestre o della fila delle piccole palme sulla spiaggia che segnano l’orizzonte lontano con montagne in controluce. Ed in questi paesaggi il pittore si perde nel diletto ed il paesaggio si fa sogno ed il sogno segna la speranza. Il nuovo volo è quello degli uccelli neri che volano migrando sopra le stoppie. GianFacco è dunque alla conquista di una realtà nuova, vera ed esemplare, utile nella nostra inquieta società come esempio di chi non rinuncia, non si arrende, non dà vittoria alle insidie che minano il cuore dell’uomo quando viene attaccato dagli affanni dei problemi e dimostra che è sollevando lo spirito alla contemplazione che si supera l’angoscia fino al sorriso su di sé e sulla umanità intera.

(Prof. Bruno Gandola, Accademia di Belle Arti di Brera Milano)